sabato, 20 ottobre 2007

Felix era un macaco imprigionato nei laboratori di vivisezione della Oxford University, che ha subito esperimenti invasivi e cruenti per quasi un anno e poi è stato ucciso.

felixIl 4 agosto in tutto il mondo si sono tenuti presidi per richiedere di liberare Felix e successivamente la campagna "Lottiamo per Felix", portata avanti dagli attivisti inglesi di Speak, è continuata con una grande manifestazione svoltasi ad Oxford il 1 settembre presso l'Oxpens Park e con altre iniziative riportate sul sito
http://www.speakcampaigns.org

Purtroppo la mobilitazione di tante persone non è servita a salvare il piccolo Felix.

Le informazioni giunte dalla campagna SPEAK dicono che "a quanto pare, Felix è nato in gabbia. E' sempre vissuto in una gabbia e alla fine ha sofferto in una gabbia prima di essere ucciso, solo, in una gabbia. A Felix era stata tagliata la parte superiore della scatola cranica, una procedura nota per essere estremamente dolorosa. Gli erano stati piantati elettrodi nel cervello, ai quali era stato collegato un apparecchio fissato sulla testa di Felix. La sua sofferenza deve essere stata insopportabile, ma lui non aveva nessuno che lo confortasse. Era circondato solo da una gabbia spoglia. Non aveva compagni che potessero abbracciarlo per alleviare la sua pena. E' rimasto solo fino al giorno in cui ai suoi torturatori non serviva più. Quel giorno, l'hanno ucciso."

Felix è stato solo la prima vittima di un progetto di 5 anni che è iniziato nel 2006; un progetto che userà e
abuserà di due macachi l'anno e alla fine li ucciderà. Il progetto durerà ancora 4 anni.

Qui il protocollo ufficiale del progetto dell'Università:
http://www.naturewatch.org/campaigns/anex/licenses/narrative_b.pdf

Per fermare questo crudele e inutile progetto ed evitare che le sofferenze subite da Felix siano inflitte anche ad altri 8 macachi, gli attivisti di tutto il mondo scendono in piazza il 20 ottobre 2007, per diffondere materiale informativo e a raccogliere firme.

"we have a dream" sostiene la campagna SPEAK partecipando attivamente al presidio che si terrà a Roma in piazza S. Maria in Trastevere, dalle ore 19 alle ore 21.

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giovedì, 11 ottobre 2007

bandieraDomenica 7 ottobre, we have a dream ha partecipato alla marcia per la pace Perugia-Assisi.

Il tema della marcia di quest'anno, "tutti i diritti umani per tutti", è stato al centro di una importante riflessione: come è possibile pensare alla pace in un mondo governato dall'ingiustizia, dove i popoli e i singoli individui sono oppressi e privati dei loro diritti?

I circa 200.000 partecipanti hanno testimoniato il proprio impegno con la loro presenza, moltissimi con indosso qualcosa di rosso, in segno di solidarietà con il popolo birmano.

Un'importante occasione di incontro, vista la folta partecipazione di associazioni di volontariato e ong, ma anche di tantissimi privati cittadini, di scambio di esperienze e nascita di sinergie.     

postato da: wehaveadream alle ore 18:20 | Permalink | commenti
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mercoledì, 03 ottobre 2007

Conferenza Nazionale sulla Vita Indipendente 2007Il 6 ottobre alle ore 9:00, presso l'Auditorium Parco della Musica - Sala Risonanze di Roma, si terrà la prima Conferenza Nazionale sulla Vita Indipendente organizzata dal Coordinamento Nazionale Vita Indipendente.

Per informazioni visitare il sito:

www.vitaindipendente.net
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martedì, 02 ottobre 2007

MyanmarA Myanmar è in atto una violenta repressione delle manifestazioni pacifiche che si stanno svolgendo in tutto il paese da oltre un mese.

Il 25 settembre circa 300 persone sono state arrestate durante le proteste e tre monaci sono stati uccisi: uno da un colpo d'arma da fuoco e gli altri due a seguito di un pestaggio. Il giorno dopo vi sono state altre vittime, e almeno un giornalista è rimasto ucciso.

Fonti non ufficiali hanno fatto sapere ad Amnesty International che oltre 50 monaci sono rimasti feriti.

Le ultime notizie ricevute da Amnesty International in queste ore non sono incoraggianti. Numerosi raid da parte della polizia stanno avendo luogo in queste ore nei monasteri buddisti di Yangon e in altre città del paese, non si conosce ancora il numero preciso dei monaci arrestati e delle persone rimaste ferite.

Mentre le fonti ufficiali parlano di nove persone morte, Amnesty International teme che il numero effettivo delle vittime possa essere piu' alto.

Nell'ultima settimana, le forze di sicurezza di Myanmar hanno picchiato, arrestato e ucciso i manifestanti, fatto irruzione nei monasteri e lanciato gas lacrimogeni sulla folla. Nella sola Yangon, si ritiene siano state arrestate almeno 1000 persone. Vi e' il grande rischio che la violenza dell'esercito possa aumentare di fronte alle continue manifestazioni in favore di riforme democratiche.

Per scongiurare il ripetersi del bagno di sangue del 1988, quando furono uccise circa 3000 persone, Amnesty International ha lanciato un appello alle autorità di Myanmar chiedendo loro di mettere fine alle repressioni contro i dimostranti pacifici e garantire il rispetto del diritto di manifestazione.

FIRMA L'APPELLO ON-LINE A QUESTO INDIRIZZO:

http://www.amnesty.it/appelli/azioni_urgenti/Myanmar
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